A
Carnevale ogni scherzo vale. Per questo in molti pensano che la Sinistra abbia
candidato Pietro Grasso, non è ancora chiaro se fritto o al forno. Ma poco
cambia. Tanto ci sarà sempre un Adinolfi affamato con una scuola di danza nella
panza. E poco importa se non rientra nell’inquadratura, perché Bruno Ceres si
beve la scolatura. Voi direte che ci sono fatti più seri, tipo il crollo della
Borsa o il ritorno di quelli neri. Qualcuno che sostiene che i fascisti di oggi
non sono come quelli di ieri. Che poi sono gli stessi che dicono che i polli migliori
sono quelli di Amadori.
Ma bisogna comprenderli i nostalgici in un certo senso, gli hanno insegnato a
guardare il mondo da una prospettiva nuova. Dalla piazza allo smartphone il
rischio che si corre è di riempire male gli spazi.
Così non resta che il Festival di Sanremo, l’italica competizione canora per
eccellenza. Alla faccia di X-Factor e compagnia bella. Oggi l’unico Stato
Sociale possibile si trova sul palco dell’Ariston. Peccato che non ci sia
Calcutta, ma ancora un piccolo sforzo e arriveremo ai livelli del terzo mondo.
Più Rai e meno Raiola.
mercoledì 7 febbraio 2018
lunedì 18 dicembre 2017
Hanno sparato al vecchio
Qualcuno
stanotte ha sparato due colpi di pistola ferendo gravemente all'addome Babbo Natale. Forse
quest’anno per molti bambini non ci sarà speranza di vedere i regali sotto
l’albero.
Gli
inquirenti sono a lavoro ma seguiranno l’orario festivo in vigore: dalle 9 alle
13 lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 16 alle 20 martedì e giovedì. Sabato fascista e domenica In.
A
coordinare le indagini saranno Gianni Togni e Mara Maionchi in diretta dal Forum di Assago. Per collegarsi via
streaming occorre rivolgersi a Di Maio e Di Battista (Di Caprio era già impegnato). Il
doppiaggio sarà curato da Gennaro Savastano.
Dalle
ricostruzioni in atto sembra che a sparare sia stato un uomo tra i 30 e i 50
anni col volto coperto, appena sceso da un automobile prenotata col servizio di
car sharing da uno smartphone sottratto qualche ora prima ad
un corriere di Amazon che aveva
percorso col motorino in meno di tre ore il tratto che collega Francoforte a
Cosenza.
I
primi sospetti ruotano attorno alla matrice terroristica, alla Camorra e a quanto pare dalle ultime
indiscrezioni prende quota perfino una misteriosa pista cinese, ma sembra
contraffatta.
C’è
chi grida al complotto ordito dalla Befana, stanca delle molestie ricevute
negli anni dal “vecchio panzone con la barba bianca”. Come altre star del mondo
dello spettacolo, l’anziana signora ha confessato che fino ad oggi non ha mai
sporto denuncia per paura di poter subire intralci alla carriera. “Temevo per
la mia scopa” – ha rivelato all’Infarto
quotidiano questa mattina.
Il
tragico episodio, che ricordiamolo ha una rilevanza internazionale, è
all’attenzione dei maggiori media del globo, del Papa e perfino della Nasa,
da sempre impegnata nella faticosa ed estenuante battaglia che nega l’esistenza
di Babbo Natale e degli elfi.
Si
parla di una ricompensa in Bitcoin
per chi riuscirà a catturare il misterioso uomo, non appena verrà diramato
l’identikit.
Nel
frattempo da Sciocville non ci resta che augurarvi Buone Feste.
Lorenzo Fois
lunedì 20 novembre 2017
Il derby del Pd
Collegi
uninominali, pressing a sinistra, contropiede. Sono queste le linee guida del
Pd, l’acronimo delle bestemmie. Altrimenti si va a casa, come Ventura.
La
destra è tornata a far paura, anche perché da quelle parti si usa bene il
manganello a centrocampo. Ma questo probabilmente è solo un (ta)vecchio modo di
vedere le cose.
Il
problema è l’allenatore. Il problema è la dirigenza. Il vero problema sono i
tifosi che non si sentono rappresentati. La falce e il martello sono diventati
solo un bagnoschiuma e un vecchio ferro nella cassetta degli attrezzi. Meglio
puntare sul merchandising e sulle tournee estive per fare profitterol.
La
colpa è delle televisioni, le tv di Berlusconi. La colpa è dei social network,
del blog di Beppe Grillo. La colpa è di questo
e quello, come il titolo del nuovo
libro di Travaglio, sempre dalla parte di codesto
perché è l’unico a far rima con onesto.
Ma
il punto cruciale è capire chi vincerà il derby nel centro-sinistra. La
polizia intanto ha varato un ingente piano di sicurezza, per il timore degli
scontri fra ultras bersaniani e renziani.
Nel
calcio, pardon, nella politica contano molto gli schemi e gli schieramenti. A
meno che non hai un numero dieci tra le tue fila come Gigi Di Maio.
Per
la stabilità, tuttavia, si consigliano ancora chiodi e trapano. Per lo stomaco due
bustine di gaviscon.
La
partita si deciderà probabilmente su un episodio. Ma ora che c’è la Var ci
sentiamo tutti più tutelati.
giovedì 16 novembre 2017
L'incapacità di coniugare umiltà e personalità nella Sinistra di oggi
Pare
che Renzi si sia finalmente accorto che, quando uno è a capo di un partito di
centro-sinistra, non può fare sempre e comunque tutto di testa sua. Forse
annebbiato da tentazioni post-berlusconiane, “l’enfant prodige” della politica
italiana ha creduto di poter replicare lo stile personalistico e
imprenditoriale proveniente da Arcore in un partito sorto sulle ceneri di un’esperienza
politica come l’Ulivo, che sommava al suo interno le diverse culture
social-democratiche, cattoliche e liberali di un paese appena uscito da Tangentopoli. Ceneri, che è doveroso
sottolineare, sembrano tuttavia rappresentare la materia costitutiva di uno
schieramento che si ritrova a fare i conti con problemi “esterni” ben più
complessi e radicati delle lotte intestine ad un partito politico.
Infatti,
l’Europa e tutte le società del globo sembrano orientare le proprie antenne
verso galassie che credevamo ormai distanti anni luce dai sistemi democratici:
il fascismo, la xenofobia e la violenza tout
court.
La
sinistra, in buona sostanza, se la passa male ovunque. Perché a passarsela male
sono le persone, i lavoratori. Se la passa male la cultura, l’istruzione, il
sistema sanitario e pensionistico.
Eppure,
facendo magari ricorso ad un ottimismo non facile da recuperare in un momento
tanto difficile, è da qui, da questa sorta di anno zero, che potrebbe riprendere slancio l’idea di una
Sinistra di governo che si opponga ad un modello imperialista e schiavista come l’attuale
capitalismo delle grandi corporation. Quello che sostanzialmente mette i poveri
e i disperati gli uni contro gli altri affidando ad una ristretta minoranza di
uomini privi di etica, scrupoli e solidarietà le decisioni riguardanti il
futuro del mondo.
Non
a caso temi cruciali quali il cambiamento climatico e la crescita della forbice
della diseguaglianza sono quelli che più di tutti meriterebbero risposte
politiche che, senza dubbio, una Destra attenta unicamente a temi fiscali e di
sicurezza nazionale non può fornire.
Sono
questi i valori politici da cui ripartire, su cui costruire una società nuova,
fondata sulla giustizia sociale e sulla salvaguardia del pianeta.
Se
è vero che il tema della giustizia ha sempre rappresentato un terreno scivoloso
per qualsiasi leader politico di sinistra, quello legato all’ambiente dovrebbe attrarre
consensi trasversali nonché soluzioni pratiche alla portata di mano. Basta per
esempio guardare ai paesi che stanno affrontando con successo il tema delle
energie rinnovabili e della progressiva dismissione dell’utilizzo di
combustibili fossili.
Per
fare questo ci vuole senza dubbio unità di intenti, lasciando da parte i
protagonismi che hanno caratterizzato la storia recente del centro-sinistra. Ma
più di tutto ci vogliono persone attente e capaci, che sappiano mostrare nella loro offerta politica una sapiente miscela di personalità e umiltà al contempo. In pratica, quello che non è riuscito a fare Renzi.Sono aperte le iscrizioni.
mercoledì 8 novembre 2017
La politica non è una cosa seria
M’ero
ripromesso di non parlare più di politica. Quella fatta dai protagonisti
dell’audience, quella devota al consenso, quella che adopera bugie e marketing
come fossero aspirine e saggi di filosofia. Quella cosa triste per cui se un
giornalista deve intervistare un leader deve essere egli stesso, per primo, un
leader, una star televisiva. Perché, è cosa ormai nota, i cittadini sono dei
consumatori e la democrazia un mercato.
M’ero
ripromesso di non parlare più di politica, perché poi divento pesante. E la
gente, si sa, oggi ha la fissa della linea.
Per quello non legge e non s’accultura ma preferisce fruire di input snelli e istantanei come le foto e
le citazioni.
Mi
ero ripromesso tutto questo, ma nessuno dice più la verità. Nessuno è immune
dalla menzogna. E cosi parlerò un’altra volta, spero l’ultima, e sempre a me
stesso, di questo carrozzone mediatico, come lo definiscono da più parti, che è
diventato la politica. Tanto più che s’avvicinano le elezioni nazionali e i
personaggi in campo sono costretti – o magari gli fa piacere veramente spinti
da quell’insanabile egocentrismo di cui si nutrono – a mostrare denti, a fare
facce accattivanti, a dispensare frasi per titoli in prima pagina che gli
faranno prendere o perdere migliaia di voti.
Evitando
analisi succinte sugli scenari politici postumi, sulla nuova deriva a destra
del paese e dell’Europa, sulla scelta fra il ritorno al Vintage o alla
cavalcata verso il Nulla, il mio pensiero in questo momento è rivolto
più che altro alla comunicazione politica. Sempre più carente, sempre più spicciola, sempre
più vacua in ogni sua componente: dagli interlocutori, passando per i
contenuti, per arrivare ai feedback.
Ne
è l’esempio lampante l’intervista a Renzi andata in onda ieri sera su La7.
Doveva essere un confronto tra lui e Di Maio, altro leader in campo – lo so non
è uno scherzo – ma sappiamo tutti come è andata.
Ma
il fatto è che è andata anche peggio. M’è parso di assistere ad uno di quei tristi
remake dal titolo “Renzi contro tutti”, dove il segretario del Pd recitava la
parte del “buono” che si difendeva in ogni modo possibile col suo scudo magico
dagli attacchi scagliati dal “potentissimo” e “acerrimo” rivale Floris, dotato
di occhiali laser. Roba che manco gli X-Men. Una recita di basso livello,
copioni male interpretati da entrambi i protagonisti. E non è che è andata tanto
meglio quando sono entrati in scena i vari comprimari: Sallusti, Giannini e
Franco. Quest’ultimo, almeno, meritevole di non aver cercato un ruolo
principale per il nuovo film di Sorrentino.
Se
Renzi ha avuto e avrà sempre il demerito di credersi migliore e più scaltro di
chiunque altro, i suoi interlocutori hanno perlomeno peccato di accanimento
terapeutico, tirando fuori ossessioni e accuse che chissà da quanto covavano.
Certo, viene da chiedersi quale ne sia il reale motivo. Purtroppo, però, ancora
una volta, di costruttivo non c’è stato nulla per il paese e per tutti quelli
che si illudevano di aver ritrovato un leader o almeno un buon programma
televisivo.
Un
paese, che è bene ricordarlo, sta indossando nuovamente la camicia nera senza
che nessuno opponga una minima e seppur flebile forma di resistenza.
giovedì 28 settembre 2017
L'acqua bolle
C’è
Trump, da un lato. Dall’altro Kim. Se questa vicenda fosse un triangolo,
basterebbe trovare il terzo lato per far tornare i conti. Ma purtroppo è una
vicenda contorta, intrigata, tragicomica. Non ci sono linee rette ma aspirali e
iperboli.
Del resto di mezzo ci sono Russia, Cina, l’Asia e in misura minore l’Europa. L’Europa che non sa
cosa vuole fare da grande, forse perché ormai è troppo vecchia.
L’Europa
alle prese con ondate migratore mai viste che fanno tornare di moda vecchi
nazionalismi, in un’epoca dove cominciano a circolare monete virtuali come
i bitcoin capaci di rendere ancor più anacronistiche espressioni del tipo: “se tornassimo
alla Lira”, “se ci fosse ancora lui” ecc.
C’è
un megalomane, da una parte. E un megalomane dall’altra. La follia al quadrato,
l’ignoranza al cubo. E noi, in mezzo, che poggiamo i piedi sul pavimento della
storia sbattendo la testa sul soffitto dell’ignavia. Impotenti come non mai eppure dotati di sofisticati strumenti di masturbazione di massa: Dio salvi i
pornoscrittori di hashtag e gli ideatori di tendenze, spermatozoi
dell’inconsistenza.
E in questo clima abbiamo visto prolificare i germi dell’autodistruzione. Grazie a questa
particolare luce i nani ci appaiono giganti. Vedendo assegnare premi Nobel all’ignoranza abbiamo legalizzato la decadenza. Ora siamo in cerca del colpevole, ma è come rubare in casa dei ladri.
Il
vero cambiamento climatico però è dentro di ognuno, basta avvertire un bruciore
di stomaco.
Dopotutto,
se la Terra si riscalda vuol dire che l’acqua bolle.
Come
si suol dire, ci stiamo dando la zappa sui piedi. Forse per questo è giusto
tornare a zappare la terra, per imparare a farci meno male baby.
Lorenzo Fois
mercoledì 30 agosto 2017
Uragani e teste calde
Che Donald fosse spazzatura lo sapevamo tutti, o
quasi. Se lo porterà via il vento, speriamo, con la forza di quegli uragani che
una volta l’anno si abbattono nelle terre a sud degli Stati Uniti, il paese che
da troppi mesi ormai è senza una guida politica degna di occupare un ruolo
internazionale, controverso si ma fondamentale, come quello di una nazione che
detiene, tra le altre cose, il potenziale bellico più consistente del globo.
Forse noi occidentali ci siamo dimenticati,
complici benessere e pace, quanto sia importante possedere carri armati,
missili e testate nucleari. Noi che eravamo tanto concentrati sulla democrazia
da asporto, sul progresso tecnologico, sul benessere e sulle copertine glamour.
Noi che abbiamo sacrificato la cultura per i big like.
Il problema è che ad un certo punto ci siamo
accorti che nel mondo non esistevamo solo noi, più che altro se ne sono accorti
gli altri. Cinesi, arabi, e perfino quei simpatici birbantelli che popolano la Corea
del nord. Se ne è accorto il giovane leader che governa quel territorio e che
tiene col fiato sospeso il sud-est asiatico.
Se la terra fosse piatta, come di recente una
studentessa tunisina ha sostenuto nella sua tesi di laurea, Corea del Nord e
Stati Uniti sarebbero agli antipodi. Ma siccome per ora questa teoria non trova
un fondamento nella scienza, teniamo per buona quella della sfericità terreste rendendoci
conto anche di quanto Pyongyang e Washington siano vicine.
Come è logico che sia, l’equilibrio del Terrore
prevarrà, la bomba atomica viene usata in politica estera come deterrente.
Serve a mostrare i muscoli e a poco altro. Oltre che potenzialmente a
sterminare l’umanità.
Non dimentichiamoci però chi è a governare
questi due stati, mai così nemici come lo sono oggi: due folli affetti da
megalomania, uno dei peggiori difetti umani di questo secolo, che sembra non
ascoltino niente e nessuno al di fuori del proprio ego.
Ciò che distingue Trump da Kim Jong-un però, è bene ricordarlo, è il fatto che il
primo è il presidente di uno dei paesi che viene portato a modello delle
istituzioni democratiche mentre il secondo è un dittatore della peggior specie.
Tuttavia, proprio ciò che all’apparenza potrebbe portare acqua al mulino del
vecchio Donald e dell’Occidente, se si scorge a fondo, mostra in realtà tutte
le contraddizioni del nostro sistema politico. Mentre i nord coreani se lo sono
ritrovato un folle, gli americani l’hanno scelto.
Probabilmente ha ragione chi sostiene che la
Corea stia bluffando e che le loro testate siano di cartone. I mercati
finanziari dopotutto non mostrano particolari segni di agitazione. Io però non
mi fido delle teste calde, specialmente in un estate tanto torrida.
Non ho mai nutrito grande stima nei confronti dell’America
e degli americani e mai come oggi rinnovo questo sentimento.
Sempre che un uragano non mi faccia cambiare
idea.
Lorenzo Fois
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