lunedì 18 dicembre 2017

Hanno sparato al vecchio

Qualcuno stanotte ha sparato due colpi di pistola ferendo gravemente all'addome Babbo Natale. Forse quest’anno per molti bambini non ci sarà speranza di vedere i regali sotto l’albero.
Gli inquirenti sono a lavoro ma seguiranno l’orario festivo in vigore: dalle 9 alle 13 lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 16 alle 20 martedì e giovedì. Sabato fascista e domenica In.
A coordinare le indagini saranno Gianni Togni e Mara Maionchi in diretta dal Forum di Assago. Per collegarsi via streaming occorre rivolgersi a Di Maio e Di Battista (Di Caprio era già impegnato). Il doppiaggio sarà curato da Gennaro Savastano.

Dalle ricostruzioni in atto sembra che a sparare sia stato un uomo tra i 30 e i 50 anni col volto coperto, appena sceso da un automobile prenotata col servizio di car sharing da uno smartphone sottratto qualche ora prima ad un corriere di Amazon che aveva percorso col motorino in meno di tre ore il tratto che collega Francoforte a Cosenza.
I primi sospetti ruotano attorno alla matrice terroristica, alla Camorra e a quanto pare dalle ultime indiscrezioni prende quota perfino una misteriosa pista cinese, ma sembra contraffatta.

C’è chi grida al complotto ordito dalla Befana, stanca delle molestie ricevute negli anni dal “vecchio panzone con la barba bianca”. Come altre star del mondo dello spettacolo, l’anziana signora ha confessato che fino ad oggi non ha mai sporto denuncia per paura di poter subire intralci alla carriera. “Temevo per la mia scopa” – ha rivelato all’Infarto quotidiano questa mattina.
Il tragico episodio, che ricordiamolo ha una rilevanza internazionale, è all’attenzione dei maggiori media del globo, del Papa e perfino della Nasa, da sempre impegnata nella faticosa ed estenuante battaglia che nega l’esistenza di Babbo Natale e degli elfi.
Si parla di una ricompensa in Bitcoin per chi riuscirà a catturare il misterioso uomo, non appena verrà diramato l’identikit.
Nel frattempo da Sciocville non ci resta che augurarvi Buone Feste.


Lorenzo Fois

lunedì 20 novembre 2017

Il derby del Pd

Collegi uninominali, pressing a sinistra, contropiede. Sono queste le linee guida del Pd, l’acronimo delle bestemmie. Altrimenti si va a casa, come Ventura.
La destra è tornata a far paura, anche perché da quelle parti si usa bene il manganello a centrocampo. Ma questo probabilmente è solo un (ta)vecchio modo di vedere le cose.
Il problema è l’allenatore. Il problema è la dirigenza. Il vero problema sono i tifosi che non si sentono rappresentati. La falce e il martello sono diventati solo un bagnoschiuma e un vecchio ferro nella cassetta degli attrezzi. Meglio puntare sul merchandising e sulle tournee estive per fare profitterol.
La colpa è delle televisioni, le tv di Berlusconi. La colpa è dei social network, del blog di Beppe Grillo. La colpa è di questo e quello, come il titolo del nuovo libro di Travaglio, sempre dalla parte di codesto perché è l’unico a far rima con onesto.
Ma il punto cruciale è capire chi vincerà il derby nel centro-sinistra. La polizia intanto ha varato un ingente piano di sicurezza, per il timore degli scontri fra ultras bersaniani e renziani.
Nel calcio, pardon, nella politica contano molto gli schemi e gli schieramenti. A meno che non hai un numero dieci tra le tue fila come Gigi Di Maio.
Per la stabilità, tuttavia, si consigliano ancora chiodi e trapano. Per lo stomaco due bustine di gaviscon.
La partita si deciderà probabilmente su un episodio. Ma ora che c’è la Var ci sentiamo tutti più tutelati.

giovedì 16 novembre 2017

L'incapacità di coniugare umiltà e personalità nella Sinistra di oggi

Pare che Renzi si sia finalmente accorto che, quando uno è a capo di un partito di centro-sinistra, non può fare sempre e comunque tutto di testa sua. Forse annebbiato da tentazioni post-berlusconiane, “l’enfant prodige” della politica italiana ha creduto di poter replicare lo stile personalistico e imprenditoriale proveniente da Arcore in un partito sorto sulle ceneri di un’esperienza politica come l’Ulivo, che sommava al suo interno le diverse culture social-democratiche, cattoliche e liberali di un paese appena uscito da Tangentopoli. Ceneri, che è doveroso sottolineare, sembrano tuttavia rappresentare la materia costitutiva di uno schieramento che si ritrova a fare i conti con problemi “esterni” ben più complessi e radicati delle lotte intestine ad un partito politico.
Infatti, l’Europa e tutte le società del globo sembrano orientare le proprie antenne verso galassie che credevamo ormai distanti anni luce dai sistemi democratici: il fascismo, la xenofobia e la violenza tout court.
La sinistra, in buona sostanza, se la passa male ovunque. Perché a passarsela male sono le persone, i lavoratori. Se la passa male la cultura, l’istruzione, il sistema sanitario e pensionistico.
Eppure, facendo magari ricorso ad un ottimismo non facile da recuperare in un momento tanto difficile, è da qui, da questa sorta di anno zero, che potrebbe riprendere slancio l’idea di una Sinistra di governo che si opponga ad un modello imperialista e schiavista come l’attuale capitalismo delle grandi corporation. Quello che sostanzialmente mette i poveri e i disperati gli uni contro gli altri affidando ad una ristretta minoranza di uomini privi di etica, scrupoli e solidarietà le decisioni riguardanti il futuro del mondo.
Non a caso temi cruciali quali il cambiamento climatico e la crescita della forbice della diseguaglianza sono quelli che più di tutti meriterebbero risposte politiche che, senza dubbio, una Destra attenta unicamente a temi fiscali e di sicurezza nazionale non può fornire.
Sono questi i valori politici da cui ripartire, su cui costruire una società nuova, fondata sulla giustizia sociale e sulla salvaguardia del pianeta.
Se è vero che il tema della giustizia ha sempre rappresentato un terreno scivoloso per qualsiasi leader politico di sinistra, quello legato all’ambiente dovrebbe attrarre consensi trasversali nonché soluzioni pratiche alla portata di mano. Basta per esempio guardare ai paesi che stanno affrontando con successo il tema delle energie rinnovabili e della progressiva dismissione dell’utilizzo di combustibili fossili.    
Per fare questo ci vuole senza dubbio unità di intenti, lasciando da parte i protagonismi che hanno caratterizzato la storia recente del centro-sinistra. Ma più di tutto ci vogliono persone attente e capaci, che sappiano mostrare nella loro offerta politica una sapiente miscela di personalità e umiltà al contempo. In pratica, quello che non è riuscito a fare Renzi.
Sono aperte le iscrizioni.

mercoledì 8 novembre 2017

La politica non è una cosa seria

M’ero ripromesso di non parlare più di politica. Quella fatta dai protagonisti dell’audience, quella devota al consenso, quella che adopera bugie e marketing come fossero aspirine e saggi di filosofia. Quella cosa triste per cui se un giornalista deve intervistare un leader deve essere egli stesso, per primo, un leader, una star televisiva. Perché, è cosa ormai nota, i cittadini sono dei consumatori e la democrazia un mercato.
M’ero ripromesso di non parlare più di politica, perché poi divento pesante. E la gente, si sa, oggi ha la fissa della linea. Per quello non legge e non s’accultura ma preferisce fruire di input snelli e istantanei come le foto e le citazioni.
Mi ero ripromesso tutto questo, ma nessuno dice più la verità. Nessuno è immune dalla menzogna. E cosi parlerò un’altra volta, spero l’ultima, e sempre a me stesso, di questo carrozzone mediatico, come lo definiscono da più parti, che è diventato la politica. Tanto più che s’avvicinano le elezioni nazionali e i personaggi in campo sono costretti – o magari gli fa piacere veramente spinti da quell’insanabile egocentrismo di cui si nutrono – a mostrare denti, a fare facce accattivanti, a dispensare frasi per titoli in prima pagina che gli faranno prendere o perdere migliaia di voti.
Evitando analisi succinte sugli scenari politici postumi, sulla nuova deriva a destra del paese e dell’Europa, sulla scelta fra il ritorno al Vintage o alla cavalcata verso il Nulla, il mio pensiero in questo momento è rivolto più che altro alla comunicazione politica. Sempre più carente, sempre più spicciola, sempre più vacua in ogni sua componente: dagli interlocutori, passando per i contenuti, per arrivare ai feedback.
Ne è l’esempio lampante l’intervista a Renzi andata in onda ieri sera su La7. Doveva essere un confronto tra lui e Di Maio, altro leader in campo – lo so non è uno scherzo – ma sappiamo tutti come è andata.
Ma il fatto è che è andata anche peggio. M’è parso di assistere ad uno di quei tristi remake dal titolo “Renzi contro tutti”, dove il segretario del Pd recitava la parte del “buono” che si difendeva in ogni modo possibile col suo scudo magico dagli attacchi scagliati dal “potentissimo” e “acerrimo” rivale Floris, dotato di occhiali laser. Roba che manco gli X-Men. Una recita di basso livello, copioni male interpretati da entrambi i protagonisti. E non è che è andata tanto meglio quando sono entrati in scena i vari comprimari: Sallusti, Giannini e Franco. Quest’ultimo, almeno, meritevole di non aver cercato un ruolo principale per il nuovo film di Sorrentino.
Se Renzi ha avuto e avrà sempre il demerito di credersi migliore e più scaltro di chiunque altro, i suoi interlocutori hanno perlomeno peccato di accanimento terapeutico, tirando fuori ossessioni e accuse che chissà da quanto covavano. Certo, viene da chiedersi quale ne sia il reale motivo. Purtroppo, però, ancora una volta, di costruttivo non c’è stato nulla per il paese e per tutti quelli che si illudevano di aver ritrovato un leader o almeno un buon programma televisivo.
Un paese, che è bene ricordarlo, sta indossando nuovamente la camicia nera senza che nessuno opponga una minima e seppur flebile forma di resistenza.


giovedì 28 settembre 2017

L'acqua bolle

C’è Trump, da un lato. Dall’altro Kim. Se questa vicenda fosse un triangolo, basterebbe trovare il terzo lato per far tornare i conti. Ma purtroppo è una vicenda contorta, intrigata, tragicomica. Non ci sono linee rette ma aspirali e iperboli.
Del resto di mezzo ci sono Russia, Cina, l’Asia e in misura minore l’Europa. L’Europa che non sa cosa vuole fare da grande, forse perché ormai è troppo vecchia.
L’Europa alle prese con ondate migratore mai viste che fanno tornare di moda vecchi nazionalismi, in un’epoca dove cominciano a circolare monete virtuali come i bitcoin capaci di rendere ancor più anacronistiche espressioni del tipo: “se tornassimo alla Lira”, “se ci fosse ancora lui” ecc.

C’è un megalomane, da una parte. E un megalomane dall’altra. La follia al quadrato, l’ignoranza al cubo. E noi, in mezzo, che poggiamo i piedi sul pavimento della storia sbattendo la testa sul soffitto dell’ignavia. Impotenti come non mai eppure dotati di sofisticati strumenti di masturbazione di massa: Dio salvi i pornoscrittori di hashtag e gli ideatori di tendenze, spermatozoi dell’inconsistenza.
E in questo clima abbiamo visto prolificare i germi dell’autodistruzione. Grazie a questa particolare luce i nani ci appaiono giganti. Vedendo assegnare premi Nobel all’ignoranza abbiamo legalizzato la decadenza. Ora siamo in cerca del colpevole, ma è come rubare in casa dei ladri.
Il vero cambiamento climatico però è dentro di ognuno, basta avvertire un bruciore di stomaco.
Dopotutto, se la Terra si riscalda vuol dire che l’acqua bolle.
Come si suol dire, ci stiamo dando la zappa sui piedi. Forse per questo è giusto tornare a zappare la terra, per imparare a farci meno male baby.


Lorenzo Fois

mercoledì 30 agosto 2017

Uragani e teste calde

Che Donald fosse spazzatura lo sapevamo tutti, o quasi. Se lo porterà via il vento, speriamo, con la forza di quegli uragani che una volta l’anno si abbattono nelle terre a sud degli Stati Uniti, il paese che da troppi mesi ormai è senza una guida politica degna di occupare un ruolo internazionale, controverso si ma fondamentale, come quello di una nazione che detiene, tra le altre cose, il potenziale bellico più consistente del globo.
Forse noi occidentali ci siamo dimenticati, complici benessere e pace, quanto sia importante possedere carri armati, missili e testate nucleari. Noi che eravamo tanto concentrati sulla democrazia da asporto, sul progresso tecnologico, sul benessere e sulle copertine glamour. Noi che abbiamo sacrificato la cultura per i big like.
Il problema è che ad un certo punto ci siamo accorti che nel mondo non esistevamo solo noi, più che altro se ne sono accorti gli altri. Cinesi, arabi, e perfino quei simpatici birbantelli che popolano la Corea del nord. Se ne è accorto il giovane leader che governa quel territorio e che tiene col fiato sospeso il sud-est asiatico.
Se la terra fosse piatta, come di recente una studentessa tunisina ha sostenuto nella sua tesi di laurea, Corea del Nord e Stati Uniti sarebbero agli antipodi. Ma siccome per ora questa teoria non trova un fondamento nella scienza, teniamo per buona quella della sfericità terreste rendendoci conto anche di quanto Pyongyang e Washington siano vicine.

Come è logico che sia, l’equilibrio del Terrore prevarrà, la bomba atomica viene usata in politica estera come deterrente. Serve a mostrare i muscoli e a poco altro. Oltre che potenzialmente a sterminare l’umanità.
Non dimentichiamoci però chi è a governare questi due stati, mai così nemici come lo sono oggi: due folli affetti da megalomania, uno dei peggiori difetti umani di questo secolo, che sembra non ascoltino niente e nessuno al di fuori del proprio ego.
Ciò che distingue Trump da Kim Jong-un  però, è bene ricordarlo, è il fatto che il primo è il presidente di uno dei paesi che viene portato a modello delle istituzioni democratiche mentre il secondo è un dittatore della peggior specie. Tuttavia, proprio ciò che all’apparenza potrebbe portare acqua al mulino del vecchio Donald e dell’Occidente, se si scorge a fondo, mostra in realtà tutte le contraddizioni del nostro sistema politico. Mentre i nord coreani se lo sono ritrovato un folle, gli americani l’hanno scelto.
Probabilmente ha ragione chi sostiene che la Corea stia bluffando e che le loro testate siano di cartone. I mercati finanziari dopotutto non mostrano particolari segni di agitazione. Io però non mi fido delle teste calde, specialmente in un estate tanto torrida.
Non ho mai nutrito grande stima nei confronti dell’America e degli americani e mai come oggi rinnovo questo sentimento.  
Sempre che un uragano non mi faccia cambiare idea.



Lorenzo Fois

martedì 1 agosto 2017

Morti de fame

Dice che nella vita, la gente che avanza,
in fin dei conti è sempre quella più affamata.
Che brama il successo e la notorietà
Che pensa alla fregna, ai soldi e a come svoltà.
Purtroppo non tutti c’avemo sti talenti:
e spesso chi c’ha er pane non c’ha boni i denti.
Ecco, io non ce riesco a magnà in testa alla gente,
a magnà pe strada, a sbriciolà.
Quando penso de magnà in testa a qualcuno,
me se chiude lo stomaco e me viene da sbrattà.
Chiamateme pure anoressico e vigliacco,
ma è mejo esse magro che troppo grasso.
Perché poi, vojo di, se tutti c’avessero sta fame ar mondo,
non magnerebbe più nisuno, manco er più rotondo.
O magari se magneremmo l’uno con l’altro,
come cannibali tatuati.
Er callo c’arrostirebbe la pelle:
magnamose senza essese sbucciati.
Si, forse morisse de fame vor di proprio sta cosa.
Magnasse a vicenda pe poi sputa le ossa.
Dice che è l’unica cosa da fa, homo homini lupus,
artro che pace, artro che amore:
magnà e rimagnà, per nun rimane cor languore.
E anche se tu madre te l’ha insegnato,
a malapena magni a bocca chiusa.
Vuoi mostrà ar mondo i denti:
ai morti de fame felici e contenti.

Lorenzo Fois